Hai mai sentito parlare di Marie Curie, o meglio, Marie Sklodowska? Luglio 1934, a Milano si spegne una delle più grandi menti che la scienza abbia mai conosciuto. Basato sul romanzo della scrittrice Lauren Redniss, Radioactive ripercorre la vita della scienziata sin dal momento in cui per la prima volta incontra Pierre Curie (cioè colui che in seguito diventerà suo consorte) fino alla fine dei suoi giorni. La peculiarità della pellicola consiste nel fatto che, il tutto, è stato girato di modo da poter sembrare un ricordo della stessa Sklodowska mentre viene portata in ospedale. Inoltre, è interessante comprendere come in realtà il fulcro del film non sia tanto l’innalzare quella che è stata una figura illustre di Marie, ma creare curiosità risaltando l’etica scientifica dei due coniugi circa i tremendi danni provocati, per l’appunto, dalla radioattività!

Anche in questo caso la perizia apportata ad ogni singolo particolare da parte del cast da vita ad un risultato sorprendentemente realistico. Ad un occhio attento, difatti, non passerà inosservato come, l’uso del vestiario e delle varie parrucche all’interno dell’ambientazione storica, doni sfaccettature ricche di significato.

Senza alcun dubbio l’impatto visivo dato dai colori e delle varie pettinature andrà ad implementare l’atmosfera adornando ogni particolare colmo di espressività. Basti pensare, al ruolo di Anya Taylor-Joy, che in questo caso interpreta Irene Curie, la figlia primogenita di Pierre e Marie Curie. Partendo dalle scene di vita quotidiana, in cui si voleva dare un messaggio leggermente più rilassato, a quelle con un più alto carico di adrenalina (come le scene sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale) il ruolo giocato dagli artisti del mestiere e degli attori risulta incommensurabile.

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